Vincenzo Federico (1911-1995)

 

Vincenzo Federico è col Signore

Vincenzo Federico è stato richiamato alla Casa del Padre domenica 26 Marzo 1995. Ha servito fedelmente il Signore per ben 73 anni. Con lui scompare l'ultimo membro del primo Comitato Centrale delle Chiese Cristiane Evangeliche Pentecostali costituito nel 1946. Da allora, inin­terrottamente, era stato membro effettivo prima del Comitato esecutivo, fin dalla costituzione delle "Assemblee di Dio in Italia", poi del Con­siglio Generale delle Chiese, denominazione assunta in seguito dallo stesso comitato, fino a quando, nel 1979, venne nominato consigliere onorario dello stesso organo.

Era nato a Riesi (Caltanisetta) il 26 maggio 1911, "primo figlio del secondo matrimonio del minatore, vedovo, Giuseppe Federico con Rosalia Di Martino". Crebbe in una famiglia di sei figli, tre femmine, del primo matrimonio e tre maschi del secondo matrimonio.

Su questa famiglia si abbatté il lutto e la mise­ria con la morte immatura del padre all'età di 42 anni, a causa di una polmonite. Il piccolo Vin­cenzo fu obbligato a lasciare la scuola senza poter frequentare la V classe elementare e a 10 anni divenne apprendista calzolaio, per poter aiutare la famiglia. Nel 1922 ascoltò il messag­gio dell'Evangelo annunciato da A. Baglio, tor­nato dagli Stati Uniti, dove si era convertito. Nonostante che a Riesi vi fosse la testimonian­za evangelica valdese fin dal 1870, si manifestò un glorioso risveglio e si convertirono all’ Evangelo centinaia di persone, tra cui Vincenzo Fe­derico, ed il 4 agosto 1 992, all'età di undici anni, si battezzò con circa altri 200 nuovi credenti.

Il 2 novembre 1923 il Signore lo battezzò nel­lo Spirito Santo, ed anche se ancora adolescen­te, si impegnò in qualsiasi attività nella comuni­tà di Riesi, finché, nel 1929, si trasferì definitivamente, su incoraggiamento di Giovanni Sola, conduttore della comunità di Riesi, a Raffadali (Agrigento), per aiutare il giovane conduttore, chiamato alle armi, ed in seguito prese cura della nascente comunità di Sant'Elisabetta (Agrigento). Partecipò al secondo Con­vegno nazionale tenutosi a Roma il 24-25 Di­cembre 1929 . Nel 1930 si unì in matrimonio con Gerlanda Galvano figlia del pioniere della testimonianza pentecostale a Raffadali, sua fe­dele consorte e collaboratrice nell'opera del Signore (il 30 agosto prossimo avrebbero cele­brato il sessantacinquesimo anniversario).

Il lungo periodo del suo ministerio, turbato da tante vicende collegate alle comunità da lui curate ed alle sofferenze fisiche, ai lutti fami­liari, è stato anche incoraggiato dalla gioia di vedere le proprie figlie e le loro famiglie tutti convertiti al Signore e due nipoti pastori a pie­no tempo nel servizio del Signore.

Vincenzo Federico non perse mai la fede che lo aveva animato dalla sua adolescenza, svol­gendo un vasto lavoro spirituale in tutta la Sici­lia. Nel 1931 tornò a scuola per completare le classi elementari e con grande sacrificio si iscrisse ad un corso di istituto superiore, presso l'unica scuola per corrispondenza, con ricono­scimento statale, allora esistente: l'Istituto "Vo­lere e Potere" di Roma. Lo scopo era quello di migliorare la propria cultura e servire meglio il Signore. La sua, attività venne bloccata dalla persecuzione, ma appena in Sicilia si ottenne la libertà, egli fu, nel 1944, l'animatore del primo convegno delle chiese, riunendo i conduttori delle comunità siciliane, e, nonostante il terri­torio nazionale fosse diviso ancora dalla guer­ra, con profonda intuizione spirituale propose la prima forma di collaborazione organizzata tra le chiese, accettata poi anche dal responsa­bile delle comunità del continente, al punto che quel convegno del '44 fu considerato, a tutti gli effetti, alla stregua di un Convegno nazionale. Lasciata la conduzione della chiesa di Raffadali, si trasferì nel 1955 a Caltanisetta per organiz­zare la comunità, dove rimase pastore fino all’emeritazione. Non è possibile descrivere le

tante iniziative prese a favore delle comunità della Sicilia. Quella più nota fu l'istituzione del "Campeggio", oggi Centro Comunitario Evan­gelico "Elim", di Coffa di Chiaromonte Gulfi (Ragusa), senza dimenticare la fraterna e zelan­te attività svolta a favore dei terremotati e il di­sbrigo di tante pratiche riguardanti l'acquisto e la costruzione di locali di culto. L'ho incontrato l'ultima volta a Messina, nel dicembre 1992, era molto debole e sofferente nel fisico, ma con la "verve" spirituale di sem­pre volle ringraziare il Signore, ricordando i giorni della povertà e delle persecuzioni, pro­fondamente commosso nell’ incontrare gli oltre cento conduttori di chiese delle Sicilia.

Ci incoraggiò a continuare la lotta per la fede rimanen­do fedeli a "Tutto l'Evangelo". Ebbi la sensa­zione che quella era l'ultima volta che ci sa­remmo incontrati quaggiù. Ora ci ha preceduto nel "riposo dei santi".

Esprimendo personalmente ed a nome dei fra­telli del Consiglio Generale delle Chiese, colle­ghi per tanti anni nel ministerio e nelle respon­sabilità, la nostra solidarietà fraterna alla con­sorte, alle figlie, ai generi ed ai familiari tutti, con la certezza del conforto che viene dal Si­gnore, rimanga con noi il ricordo e l'esempio di Vincenzo Federico, il quale "ha finito il corso e serbata la fede".

Francesco Toppi

 

 

FRATELLO VINCENZINO

Questo era il nome con il quale molti hanno conosciuto il fratello Federico. Io ho avuto modo di conoscerlo subito dopo la seconda guerra, quanto i collegamenti con il sud Italia, anche se in modo molto precario, cominciavano a funzionare.

Era tra i primi, e non poteva essere diversamente, a venire a Roma per incontrarsi con altri fratelli da diverse parti d'Italia. Ero stato mandato alla stazione per condurlo a casa mia dove doveva venire questo incontro. Prendere il suo bagaglio è stato uno tra i miei primi servizi al Signore. Il suo aspetto sobrio e dignitoso dapprima m'intimorì, poi il timore svanì nel collo­quiare con lui.

Incontrai nuovamente il fratello Federico quando, dopo un periodo alla scuola Biblica in Inghilterra, nel 1950 mi fu data l'opportunità di servire il Signore nella nascente chiesa di Agrigento. Mi posso ritenere privilegiato di avere avuto questo fratello come punto di riferi­mento nei miei primi passi nel ministerio.

Di lui ricordo, e mi è stato d'esempio, la sua spiritualità, la sua intelligenza, la sua acutezza, il suo discernimento e soprattutto il suo amore manifesto non solo verso la Parola di Dio, con il riferirsi ai suoi principi in ogni circostanza che doveva affrontare, ma il suo amore per l'opera del Signore in generale e verso il singolo credente. Lo ricordo quando, seduto dietro il mio "Guzzino" andavamo a visitare delle famiglie e poi quale conquista con la sua "Lambretta" andare attraverso le strade polverose per portare una parola di conforto e di edificazione là dove questa necessitava. I ricordi sono molti poiché molti erano i contatti in quanto Raffadali dove abitava lui era solo 20 Km circa da Agrigento.

Ricordo come si indignò e si commosse quando venne a visitarmi nella mia prima abitazione, una stanzetta talmente piccola che per parlare con me il fratello che lo accompagnava dovette stare fuori la porta poiché dentro non vi era spazio per lui. Ricordo quando indusse suo figlio a forare la ruota del mio 'Guzzino", cosa che Pino poi fece, perché ero determinatissimo ad andare, nonostante una pioggia torrenziale, a Ribera dove da poco tempo era giunta la testi­monianza e dovevo tenere un culto in casa di un fratello. Ricordo...ma quanti sono i bei ricordi che chiunque abbia incontrato il fratello Federico ha in se. Tutti con una unica componente: Amore per l'opera del Signore e per il singolo credente nel quale il fratello vedeva il valore del Sacrificio del Calvario. Ora compiuto il corso, combattuto il combattimento - e con quanta energia e dedizione - il fratello Vincenzino è con il Signore. A noi resta il suo esempio.

Quando alcuni anni or sono, trovandomi in Sicilia, lo visitai egli mi chiese di ripubblicare, dopo la sua morte, l'articolo che segue. •^                                                                                                         Paolo Arcangeli/