LA TERZA ETÀ    

 

L’ANZIANO NELLA CHIESA,UNA LUCE CHE RISPLENDE TRA LE GENERAZIONI

Riflessione del pastore Raffaele Lucano

Anzianità: “L'essere avanti con gli anni. Periodo terminale della vita, caratterizzato dal progressivo rallentamento delle funzioni fisiologiche e dal decadimento dell'organismo”. E’ un naturale percorso stabilito da Dio e al quale tutti siamo soggetti. E' possibile essere “anziani” d’età e sentirsi “giovani”, indipendentemente dal tempo, acciacchi o condizione fisica. Paradossalmente, è possibile agire da “giovani” nonostante l’età avanzata e comportarsi da “vecchi” anche se anagraficamente “giovani”. Ho trovato un’espressiva poesia che illustra questo concetto: Eccettuati alcuni casi che evidenziano effettive situazioni di inabilità fisiche, analizzeremo come poter utilizzare al meglio le potenziali risorse di “anziani”. Cercheremo di valutarle nella sfera delle relazioni.

IN RELAZIONE A DIO
(riscoprire la sua fedeltà)

Questa età ci offre la possibilità di riqualificare e sviluppare il rapporto con Dio. Obiettivo fortemente voluto da Gesù in quanto, tra gli scopi prioritari del Suo ministero, era contemplato la conoscenza della persona di Dio, il Suo carattere, la Sua opera (Matteo 11:25-27; Romani 12:2). Per ottenere risultati dobbiamo esercitare:
Comunicazione e aspettative
COMUNICARE significa informare, trasmettere notizie, rendere noto,
COMUNIONE, invece, è sinonimo di intimo legame con qualcuno, totale partecipazione affettiva, concordia (I Corinzi 1:9 ). Simeone, sebbene avanti negli anni, era ancora sorretto da profonde aspettative (Luca 2:29-30).
Una preghiera efficace
Dobbiamo evitare che l’ansietà prenda possesso della mente esercitando fede in preghiera (Filippesi 4:8). Qualcuno ha affermato che non possiamo evitare che gli uccelli volino sopra la nostra testa, ma possiamo evitare che ci facciano sopra il nido. RICORDATI CHE SE SEI ANSIOSO NON PUOI PREGARE, SE PREGHI CON FEDE NON SEI ANSIOSO.
Continua crescita
Il desiderio di sapere e conoscere non va in pensione (II Pietro 1:5-8). Lo studio sistematico e approfondito della Parola di Dio, unito ad una pratica applicazione quotidiana, aiuterà a crescere spiritualmente (Galati 5:22). Anche se non più agili e scattanti, lucidi e brillanti possiamo della luce di Dio essere illuminanti (II Corinzi 4:16 ).

IN RELAZIONE A NOI STESSI (ama il tuo prossimo come te stesso)

E’ frequente la tentazione di accentrare l’attenzione sulle proprie difficoltà quotidiane, lo è per tutti, in modo particolare per gli anziani. Consapevoli e nonostante la nuova realtà,

approfittando delle opportunità si può ancora essere utili.
 


Solitudine

Solo Gesù può guarire il cuore lacerato dalla solitudine. E’ il momento più opportuno per accettare l’invito di andare a Lui e di assoggettarci definitivamente al giogo di Gesù che è dolce e facile da portare (Matteo 11:28-30).
Autocommiserazione
La cura migliore per vincere l’autocommiserazione è la gratitudine (Filippesi 4:4-7).
Dignità e Saggezza
L’evidenza della perdita della freschezza non significa che abbiamo perso la franchezza. Ricordiamoci che siamo figli di Dio, chiamati a servirLo con dignità mostrando saggezza e buon senno (Efesini 4:1; Tito 2:2-5). La saggezza dovrebbe essere una delle naturali evidenze dell’anziano. Purtroppo non è sempre così per tutti. Lo stato di naturale decadenza induce alcuni anziani a decisioni sconsiderate dimenticando il consiglio della Parola di Dio (Ecclesiaste 4:13).
Accettare la nostra condizione senza perdere la speranza
Quale vita sarebbe se non avessimo la consapevolezza che Dio veglia su noi e che ha ancora un’opera da compiere nella nostra vita? Se ci mantiene in vita significa che possiamo servirLo, nelle condizioni e stato in cui ci troviamo (I Re 11:4; Filippesi 1:6). Sara, la moglie di Abramo, perse la sensazione di essere ancora utile a suo marito. Il problema non era la sua età ma la perdita della speranza (Genesi 18:10-12).

IN RELAZIONE ALLA CHIESA (una luce tra le generazione)

Un servizio ancora utile e necessario
Il confronto tra le diverse età potrebbe indurci allo sconforto spirituale spingendoci a metterci da parte con spirito di risentimento. Non viviamo di soli ricordi perché Gesù è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Diamoci da fare con le risorse che abbiamo sapendo che lo Spirito Santo può utilizzare tutti quelli che si mettono a disposizione, indipendentemente dalla loro età (Esdra 3:10-13). Forse occuperemo posizioni di difesa e saremo nelle retrovie, ma, grazie alla nostra esperienza, sapremo difendere il “corpo” dagli attacchi subdoli e maligni del nemico (Salmo 92:13-15; Salmo 71:18). Dio vuole usarsi di noi non malgrado ma a MOTIVO della nostra età.
Difendere il rispetto guadagnato
Il credente anziano ha (deve avere) un posto d’onore nella chiesa. Le generazioni devono rispetto a coloro che hanno tracciato la loro storia (I Timoteo 5:17).

IN RELAZIONE ALLA FAMIGLIA

Trovare il giusto collocamento nella famiglia
Accettare che i nostri figli crescono e cedere loro il nostro posto. I figli devono sempre rispettare i genitori (Efesini 6:2), ma i genitori devono fare in modo di non gravare sulla loro conduzione famigliare. Non ingerirsi nell’intimità dei figli, ma vegliare su loro in modo discreto e riservato (Genesi 2:24; Colossesi 3:21).

IN RELAZIONE ALLA CHIAMATA IN CIELO

Timore, rispetto, ma non terrore
La Bibbia ne parla senza veli. Il verbo “morire” è citato dalla Riveduta 149 volte, Nuova Riveduta 174, Diodati 180 mentre il sostantivo “Morte” Riveduta 401, Nuova R. 400 e Diodati 285, una chiara indicazione che deve indurci a prendere confidenza con la morte, guardarla in faccia per essere preparati per il giorno del “gran salto” (Ebrei 2:14).
La morte: conclusione di un’epoca che ci introduce all’immortalità
“la morte è il punto intermedio di una lunga esistenza”. Così si espresse il poeta Marco Anneo Lucano (n. Cordova 39 m. Roma 65). L’Apostolo Paolo, invece, c’invita a considerare la morte come la fine di un’esistenza precaria, in un corpo precario, corruttibile e che ci apre l’ingresso ad una nuova, migliore, sublime esistenza caratterizzata dalla presenza di Dio (I Corinzi 15:51-54). Per affrontare la morte con dignità dobbiamo vivere con dignità (Filippesi 1:21) Prendiamo confidenza con la morte, guardandola negli occhi come una nemica che alla fine sarà distrutta (I Corinzi 15:55).
Mettere a posto i legami
Prima che arrivi la morte dobbiamo prepararci adeguatamente, anche sotto l’aspetto affettivo e relazionale. Chiediamoci: “Cosa lasceremo ai nostri figli?“ (I Samuele 12:1-3; II Re 20:1). Quindi, provvediamo a: 1. Confessare vecchi e nuovi peccati; 2. Armonizzare i rapporti coi famigliari; 3. Appianare vecchi rancori.

IN CONCLUSIONE

L’amore non ha età
Quanto tempo Dio ci lascia ancora a disposizione? Non viviamo i restanti giorni col rimorso dei nostri peccati commessi, né col pensiero che avremmo potuto dare di più. Non viviamo di nostalgia, sospirando situazioni e circostanze che mai più verranno. Viviamo giorno per giorno con un cuore riconoscente studiandoci di presentarci a Dio come “morti fatti viventi” (Romani 6:13) e offriamo a Dio, a noi stessi, alla chiesa, alla famiglia, tutto ciò che ci è possibile. Quindi, con la grazia di Dio nel cuore, VIVIAMO SEMPLICEMENTE, AMIAMO PROFONDAMENTE, AIUTIAMO GENEROSAMENTE, PARLIAMO GENTILMENTE; IL RIMANENTE AFFIDIAMOLO A DIO.
Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità.
I Corinzi 13:13

Salmo 71:18
Ed anche quando sia giunto alla vecchiaia ed alla canizie, o Dio, non abbandonarmi, finché non abbia fatto conoscere il tuo braccio a questa generazione, e la tua potenza a quelli che verranno.
Isaia 46:4 Fino alla vostra vecchiaia io sarò lo stesso, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, ed io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò.