La Buona Terra

 

Molto presente nei Vangeli, la parabola consiste nel ridurre

in termini semplici concetti di elevato significato,

per adombrarne o aiutarne la comprensione

 

Le parabole di Gesù hanno sempre una funzione edificante, benefica, per il presente e per l’eternità dell’uomo.

Non poche volte Gesù concludeva i Suoi discorsi con la frase: “Chi ha orecchie per udire, oda”.

Ciò mette in risalto sia il desiderio di apprendere e di attuare di qualcuno, sia la voluta ottusità

di qualcun altro nell’intento di risolvere in diversa maniera, senza ricorrere a soluzioni spirituali, le problematiche dell’esistenza terrena.

Ma Gesù punta dritto ai problemi dello spirito, risolti i quali, anche quelli relativi alla sfera materiale vengono risolti o attenuati, alleggeriti, resi vivibili.

Nella parabola del “Seminatore”, Gesù paragona le Sue parole ad un seme sparso sul mondo (Matteo 13:3-9).

In attenti o disattenti, interessati o disinteressati, ilseme” va sempre a segno, raggiunge sempre la dovuta destinazione.

Da come il terreno-uomo reagisce, viene allo scoperto l’indole, il carattere, la condizione spirituale della persona (Giovanni 3:16-21).

Questa parabola mette in luce l’imparzialità di Dio nel trattare con l’uomo: Egli fa piovere o fa splendere il sole sia sul giusto che sull’ingiusto!

La liberazione dal peccato, la pace, la giustizia, la libertà, il perdono perfetto ed una vita esuberante sono promesse di Dio per tutti, senza distinzione di razza e di posizione sociale.

Dio sa su quale tipo di terreno, su quale tipo di uomo va a posarsi questo “seme”, tuttavia non desiste dal seminare, che si tratti di un terreno ricettivo o negativo.

Chi lo riceve è comunque reso responsabile della cura che Dio ha per tutto il mondo (Giovanni 5:24, 28-29).

 

I diversi terreni

I diversi terreni rappresentano altrettanti uomini che ricevono diversamente la Parola.

 

La parabola racconta che una parte del seme cade sulla strada, su un qualcosa preparato dall’uomo. La strada, battuta ripetutamente, non lo riceve. Sono gli uccelli ad apprezzare quel seme, a sottrarlo dall’attenzione dell’uomo: lo vedono e se lo mangiano. C’è dunque chi si sazia, non di verità, ma di cognizioni fiabesche, di tradizioni religiose, di superstizioni popolaresche e fa sfoggio di una religiosità da vetrina. Gli basta questo,

non vive un’effettiva fede nel seminatore che è Cristo. In tal caso, dice Gesù, il diavolo (esiste tuttora!) si precipita a divorare il seme, e la condizione di quel terreno resta immutata: arido, improduttivo.

 

Un’altra parte del seme cade su un terreno roccioso, duro. Sulla pietra di certi cuori

si deposita uno strato di buonismo, di tiepidezza, di agnosticismo, di “tutto va bene”,

perciò il seme della Parola di Dio attecchisce, ma non conoscerà mai l’approfondimento, cioè una seria presa di posizione, la stabilità che la Parola di Dio richiede... senza diventare necessariamente dei teologi. Al sorgere del primo contrasto che il mondo oppone a chi si dichiara credente in Dio, o al manifestarsi della minima persecuzione, anche solo psicologica, il terreno si dimostra rinunciatario, inadatto a far sviluppare la vita che il seme contiene.

 

Un’altra parte del seme cade su un terreno invaso da arbusti spinosi. Si tratta degli aspetti materialistici dell’esistenza, della priorità che viene data ad essi come il benessere ad oltranza, la ricchezza che non dice mai basta, la vanità, l’edonismo, l’orgoglio, una disordinata sessualità, la sete di potere, anche certi combattuti ed “espansionistici” impegni di lavoro, ecc. Tutte queste spine fanno presto a soffocare la necessaria spiritualità dell’esistenza; fanno morire il seme dell’equità, dell’altruismo, del vero amore, della giustizia, della pace e della vera vita che il Seminatore vuole riporre nell’anima.

 

Ma una parte del seme cade su buona terra. Buona non di per sé stessa, ma perché semplicemente disposta a svolgere il ruolo per cui Dio ha creato l’uomo: quello di conoscerLo, di divenire a Sua immagine e somiglianza, di nutrirsi del Suo amore, di accogliere con gioia la vita che Egli vuole infondere, di riconoscerLo come Creatore di tutte le cose, nonché Salvatore, Redentore, Datore della vita eterna. Un simile terreno porterà frutto, produrrà altri semi, espanderà la vita.

 

Ora sta a chi conosce questa parabola, questo divino insegnamento, dimostrare che tipo di terreno è.

Il segno che tu sia “Buona terra” è dato dal frutto che produci.

Comportiamoci da buona terra e potremo contare sull’aiuto di Chi ha posto il seme della vita in noi, il Quale non ci lascerà mai soli (Matteo 28:20b).

 

Germano Giuliani

 

Tratto da «Cristiani Oggi»  16 – 31 marzo 2006